Ieri mattina, per la prima volta quest’anno, ha nevicato. Scendevano dei bellissimi fiocchi immacolati, trasportati da un forte vento. Una magia.
Guardare la neve che cade è pura poesia. Penso che piaccia alla maggior parte delle persone, è qualcosa che mette calma e pace. Dopotutto, il bianco è simbolo di purezza, e il fiocco di neve è leggero e delicato e copre tutte le brutture rendendole più aggraziate.
In una scuola tra tante, i bambini guardavano questa meraviglia dalla finestra, ma le insegnanti richiamarono prontamente la loro attenzione per andare avanti con il programma delle lezioni.
Una magia declassata a “distrazione”.
Eppure la settimana prima c’era stata l’interrogazione sul ciclo dell’acqua, e sui conseguenti stati in cui l’acqua si trasforma per compiere il suo ciclo sulla terra. È liquida nei mari, nei laghi, nei fiumi e sotto forma di pioggia. È gassosa quando il sole la scalda e sale in cielo per formare le nuvole, ed è solida quando diventa neve e ghiaccio.
Mi chiedo: guardare la neve cadere è una distrazione, ma studiarla sui libri è conoscenza?
L’uomo da sempre impara per esperienza e attraverso tutti i cinque sensi di cui è dotato: il tatto, l’udito, il gusto, l’olfatto, la vista.
E allora portate fuori questi bambini a osservare la neve che cade: fategliela guardare bene, fate loro brillare gli occhi di quel candore scintillante!
Fategliela toccare, per sentire quel piacevole freddo impalpabile e quella materia così leggera, che solo la natura nella sua perfezione sa produrre.
Raccontate loro che sotto la neve il suolo è protetto e ben nutrito, e si conserva e rigenera per poi fiorire in primavera e Fate loro ascoltare quel bellissimo rumore ovattato che porta pace dal fragore del mondo.
Fategli annusare l’odore freddo e umido del vento e fate loro aprire la bocca per assaggiarla!
Se proprio non volete vederne la magia, almeno riconoscetene il valore “didattico”.
Studiare la neve solo sui libri è come fotografare un tramonto invece di guardarlo! E poi ci stupiamo se sono tutti rimbambiti dai social.
La scuola si batte così tanto per promuovere un utilizzo consapevole del telefonino, del computer ecc… E poi cosa si fa? Quando si potrebbe guardare, vivere, sperimentare la realtà, si dice ai bimbi di girarsi dall’altra parte? Ah già, ormai lo sport preferito è proprio questo: girarsi dall’altra parte, non guardare, non farsi domande, non vivere appieno e consapevolmente perché c’è da andare di fretta, da non distrarsi, da proseguire e andare avanti.
Per fortuna i bambini sono bambini, e continueranno a guardare fuori dalla finestra, a stupirsi, a non farsi disincantare dalle maestre. Finché, piano piano, “goccia a goccia”, i loro sguardi perderanno la capacità di vedere il bello anche nelle piccole cose e non guarderanno più fuori. Li avranno trasformati in adulti “uomini del fare”, che non c’è tempo, che “Nevica? Che vuoi che sia!!!”.
