
Sono Greta e mi sono formata in Naturopatia. Se stai pensando a una persona tutta gonne larghe, Palo Santo, meditazione.. no, non sono così. Certo, anche io lo faccio (tranne indossare roba new age) ma “smadonno”, sclero, insomma sono “normale”. Solo che, grazie ai miei studi, alle persone che frequento, e alle mie esperienze di vita, ho acquisito più consapevolezza. Guardo il mondo che mi circonda e ciò che succede in maniera diversa da prima, e soprattutto guardo me stessa con molto più amore, comprensione, accettazione. Ho capito il perché sono così, sia dentro che fuori. Ho imparato ad accettarmi, ad onorarmi, ad amarmi. E un po’ anche a migliorare, a sapere come fare per prendermi cura di me e della mia famiglia.
Prima del mio percorso di studi non mi ero mai fermata a guardare i germogli con meraviglia, stupore e letterale incanto per la magia e la perfezione della natura, di cui anche noi essere umani facciamo parte, e con cui condividiamo il fatto di essere perfetti, unici e irripetibili.
Mai mi era capitato di osservare che vicino ai pini non crescono altre piante, figuriamoci chiedermi il perché. Non c’è giorno in cui non mi capitino occasioni per leggere la realtà ad un livello più profondo, grazie al sapere che ho acquisito.
Naturopatia deriva dall’inglese “Nature’s path”, ovvero il sentiero della natura. Credo che la via da seguire sia diversa per ciascuno di noi: ognuno ha il suo cammino da intraprendere in base, appunto, alla propria natura. Per questo non ci può essere qualcosa che vale per tutti, ma tutto deve essere adatto a TE. Alcuni autori suggeriscono anche una derivazione mista dal latino natura e dal greco pathos (empatia o sofferenza), intesa come “sentire la natura”. Anche questo lo trovo esatto: devi sentire, ovvero ascoltare e comprendere la tua natura, come sei fatta. Solo così potrai capire il perché dei tuoi disequilibri, sia fisici che emotivi e psichici. Comprendere e avere consapevolezza dei messaggi che ti arrivano proprio da te stessa ti predispone al miglioramento. Accettarti e infine amarti può portare ad esiti incredibili.
Torniamo al pino. Sotto i pini spesso non cresce quasi nulla, e la spiegazione non è solo botanica: può essere letta anche in modo più sottile, più simbolico, quasi energetico.
Sul piano naturale, il pino è un albero che prende molto spazio. Fa ombra fitta, lascia cadere tanti aghi che creano una coperta sul terreno, e con le sue radici assorbe molta acqua e nutrienti. Quindi le altre piante, lì sotto, fanno più fatica a trovare le condizioni giuste per nascere e svilupparsi. Non è tanto che sotto il pino “non può” crescere nulla in assoluto, è che il pino crea un ambiente molto selettivo, dove non tutto riesce a stare.
Se però lo guardi da un punto di vista naturopatico, cambia la percezione. Il pino non ha un’energia morbida, accogliente, umida, fertile nel senso classico. Ha un’energia più austera, più verticale, più pulita. È come se fosse una presenza che asciuga il superfluo, che mette ordine, che filtra. Dove c’è il pino non senti l’espansione caotica della vita che si allarga in tutte le direzioni; senti piuttosto una forza che raccoglie, concentra, purifica. E allora quel terreno spoglio smette di sembrare povero e comincia a sembrare essenziale.
A livello energetico, il pino è visto come un albero di protezione, di collegamento tra terra e cielo, di silenzio, di custodia. È come se il suo campo tenesse lontano tutto ciò che è dispersivo, pesante o disarmonico. Per questo sotto di lui il vuoto non va letto per forza come assenza: uno spazio che rimane libero non perché manchi vita, ma perché lì la vita prende una forma diversa, più sottile, più raccolta.
Spiritualmente è l’albero della presenza. Ti ricorda che prima di espanderti forse devi liberarti, alleggerirti, fare spazio. In questo senso il fatto che sotto i pini cresca poco sembra quasi coerente con la loro natura: sono alberi che invitano al silenzio, alla rettitudine, alla verticalità interiore.
Quindi sì, biologicamente c’entrano l’ombra, gli aghi e le radici. Ma in una lettura più sottile, il pino è anche una presenza che seleziona, protegge e purifica. E quel “non cresce nulla” può diventare un altro modo per dire: qui resta solo ciò che è davvero capace di stare.
