
In questo momento della mia vita abito in un bellissimo paesino di mare, che mi regala ogni giorno, ogni sera e ogni notte, dei veri e propri spettacoli naturali: albe e tramonti incredibili, un mare dai colori sempre in movimento, e una flora mediterranea incantevole.
Tutti i giorni ho la fortuna di camminare in un vivaio a cielo aperto, e io non posso fare a meno di godere della bellezza che vedo intorno a me. E di fotografarla in continuazione. E di scrivere ciò che so su queste creature vegetali, che anche se non parlano con la voce, ci comunicano messaggi bellissimi: basta solo saperli leggere e interpretare.
Cupressus, probabilmente dall’isola di Cipro (Kypros), ma anche dal mito greco di Kyparissos che, nella mitologia greca, era un giovane profondamente legato a un cervo sacro. Quando, per errore, lo uccise, fu travolto da un dolore inconsolabile e chiese agli dèi di poter piangere per sempre. Fu così trasformato in un Cipresso, che da allora divenne simbolo di lutto, memoria, immortalità e passaggio tra i mondi.
Il Cipresso è una pianta che “tira nel centro”: da sempre considerato il guardiano del tempo, rappresenta un invito al raccoglimento.
Fin dai tempi antichi, il Cipresso è circondato da un’aura di mistero, probabilmente data dal suo portamento austero, a cui sono stati associati i temi della morte, del passaggio, ma anche del ricordo e dell’immortalità, oltre che di stabilità, forza, sicurezza. Utile per chi è bloccato in un evento, in un dolore, per chi è rimasto vittima di una spirale del tempo. Per uscire da rimorsi e rimpianti. Aiuta inoltre a scoprire i propri blocchi e le convinzioni limitanti.
Protegge l’identità e il ricordo contro il passare inesorabile del tempo che porta ogni cosa all’oblio, per questo lo si posiziona vicino ai cimiteri.
In aromaterapia la sua parola chiave è bloccare (serve infatti anche per fare “space clearing”, ovvero pulizia energetica dello spazio).
Il Cipresso blocca tutto ciò che scorre: trattiene le energie e dà un messaggio di pausa dagli impegni, dal lavoro, dalla frenesia e da tutti i pensieri vorticanti. Contrasta la fretta, la dispersione e gli eccessi in generale. Segna un confine di protezione netta, forte e potente.
Forse è per questo che il Cipresso mi colpisce così tanto. Perché non è una pianta che “apre”, ma bensì che custodisce. Custodisce il silenzio, il tempo, la memoria, l’identità. E in un mondo che ci spinge continuamente verso l’esterno, il rumore, la dispersione… questo albero sembra ricordarci il valore del raccoglimento.
Ci invita a fermarci.
A rientrare nel nostro centro.
A mettere confini lì dove tutto si sta disperdendo.
Forse non è un caso che venga associato ai luoghi del passaggio e del ricordo. Perché il Cipresso parla proprio di ciò che resiste al tempo: l’essenza, l’anima, ciò che rimane anche quando tutto cambia forma.
Le piante non parlano la nostra lingua. Eppure, alcune di loro riescono a raccontarci esattamente ciò che avevamo bisogno di sentire.
