Naturopata di Te stessa

Forasacco ramoso (Wild Oat): tra il desiderio di tutto e la scelta di sé


La parola chiave di questa pianta che a molti può sembrare sgraziata, infestante, magari anche fastidiosa (dato che le sue spighe si attaccano ovunque, soprattutto al pelo degli animali, per cui può essere pericoloso se entrano nel naso o nelle orecchie) è vocazione. Il messaggio che porta è la scoperta del proprio compito, la ricerca dell’obbiettivo, della propria meta che, una volta trovata, diventa qualcosa di così speciale e gioiosa da meritare tutto l’impegno e l’entusiasmo necessari per raggiungerla.


Ci sono persone che fin da bambine sentono che la vita ha in serbo qualcosa di speciale per loro. Non si accontentano del già visto, del già fatto, del già scelto. Avvertono dentro di sé un richiamo, una promessa, una meta importante da raggiungere. Eppure, proprio perché vedono tante possibilità, finiscono spesso per non sceglierne nessuna.


La sensazione di avere dentro molte identità, molti talenti, molte strade possibili è il mondo che racconta il forasacco ramoso, Wild Oat. L’unica graminacea delle essenze floreali di Bach.


Il problema non è la mancanza di capacità.  Al contrario.


La persona raccontata da Wild Oat possiede spesso creatività, intelligenza, entusiasmo e una grande sensibilità. Impara facilmente, si appassiona, si mette in gioco. 


Ma quando arriva il momento di scegliere una direzione definitiva, qualcosa si blocca. E le domande iniziano a fluire: “E se stessi rinunciando alla strada migliore? E se ci fosse ancora qualcosa di più adatto a me? E se la mia vera vocazione fosse altrove?”


Così si continua a cercare. Si iniziano corsi, si cambiano lavori, si inseguono nuove passioni, si accumulano esperienze. Per un po’ tutto entusiasma. Poi l’entusiasmo svanisce e ritorna quella sottile insoddisfazione che spinge a guardare oltre, sempre oltre.


Il forasacco che guarda il cielo e la terra


Wild Oat, il Forasacco ramoso, è una graminacea dall’aspetto elegante e delicato.


La sua struttura racconta molto del suo messaggio. I suoi steli si elevano verso l’alto, come se cercassero il cielo. Ma le infiorescenze pendono verso il basso, oscillando al minimo soffio di vento.


C’è qualcosa di profondamente simbolico in questo movimento.


Da una parte, l’aspirazione verso l’alto, il desiderio di realizzare qualcosa di grande. Dall’altra, una certa esitazione, una difficoltà a mantenere una direzione stabile.


Come se la pianta stessa fosse sospesa tra il desiderio di salire e la paura di scegliere.


La benedizione e il peso delle possibilità


Viviamo in un’epoca in cui ci viene detto che possiamo essere tutto. Ma, quando ogni strada sembra possibile, scegliere significa inevitabilmente rinunciare.


La personalità Wild Oat soffre questa rinuncia perché vorrebbe esplorare ogni sentiero, vivere ogni esperienza, conoscere ogni possibilità.


Ma ogni scelta apre una porta e ne chiude altre cento. E maturare significa accettarlo. Non perché le altre possibilità non siano valide. Ma perché nessun albero può crescere se continua a spostare le proprie radici.


Quello che le piante mi hanno insegnato


Una delle cose più preziose che mi ha lasciato lo studio della naturopatia è la capacità di osservare la natura in modo diverso.


Quando guardo una pianta non vedo soltanto una specie botanica. Non vedo soltanto un fiore, una foglia, una radice o un rimedio.


Vedo una storia. Vedo un carattere. Vedo un modo di stare al mondo.


Negli anni ho imparato che ogni pianta porta con sé un significato che va oltre la sua forma visibile.


La forma delle foglie, il modo in cui cresce, il terreno che sceglie, il periodo in cui fiorisce, la direzione verso cui si orienta: tutto sembra raccontare qualcosa.


È come se la natura parlasse una lingua silenziosa che aspetta soltanto di essere ascoltata.


Da quando ho iniziato questo percorso, le mie passeggiate non sono più semplici passeggiate. Ogni pianta che incontro diventa un’occasione per riflettere, ogni fiore una domanda, ogni albero uno specchio. Perché il vero dono che la natura mi offre non è una risposta. È uno sguardo più profondo su me stessa.


Mi aiuta a interrogarmi su chi sono, su come funziono, su quali emozioni sto vivendo e quali meccanismi continuo a ripetere. Su ciò che mi fa stare bene e su ciò che invece mi allontana dal mio equilibrio.


Le piante non mi danno soluzioni: mi aiutano a sviluppare consapevolezza attraverso il messaggio che portano. E credo che sia proprio questa la loro più grande ricchezza.


Perché scrivo di piante e non solo di rimedi


Quando racconto una pianta che si usa in fito o aromaterapia o un Fiore di Bach, o Italiano, Australiano o Californiano, il mio obiettivo non è convincere qualcuno ad assumere un rimedio.


Non credo che la trasformazione inizi da una boccetta (per me non è mai stato così, e di rimedi, studiandoli, ne ho provati tantissimi). Credo che inizi da una domanda.


La soluzione non sta in un prodotto, una goccia, un integratore. Questi apportano un aiuto spesso fondamentale, ma io sono convinta che il primo passo sia un altro: la consapevolezza.


Perché non possiamo trasformare ciò che non vediamo. Non possiamo comprendere ciò che continuiamo a ignorare. Non possiamo cambiare ciò che non siamo disposti a osservare.


Ogni sintomo, disagio o emozione difficile, ogni momento di crisi porta con sé un messaggio che possiamo imparare ad ascoltare, chiedendoci che cosa stia cercando di raccontarci e cosa ci sta mostrando di noi stessi.


Non significa che dobbiamo subirlo o accettarlo passivamente. Ma la consapevolezza è il primo e imprescindibile step verso ogni cambiamento. Verso ogni guarigione e ogni percorso di crescita.


È il modo in cui possiamo avvicinarci a una parte di noi che soffre senza giudicarla, combatterla, e senza volerla mettere immediatamente a tacere.


Per questo amo studiare le piante e amo raccontarle. Perché ogni volta mi ricordano qualcosa di profondamente umano.


Tutti passiamo dei momenti Wild Oat 


Non è necessario essere una persona “Wild Oat” per attraversare uno stato Wild Oat. Può capitare a tutti.


Quando dobbiamo scegliere una scuola, o cambiare lavoro. Quando una relazione finisce. Quando sentiamo che la vita che stiamo vivendo non ci rappresenta più. Quando percepiamo che qualcosa dentro di noi chiede spazio, ma non riusciamo ancora a capire cosa.


In quei momenti ci sentiamo sospesi. Non completamente persi, ma nemmeno davvero orientati. Allora per trovare la risposta, dobbiamo ascoltare meglio la domanda.


Il dono di Wild Oat


Il dono di questa pianta non è scegliere al posto nostro, ma aiutarci a smettere di cercare ovunque e a iniziare ad ascoltare.


Perché la nostra strada raramente si trova accumulando altre possibilità, spesso emerge quando smettiamo di rincorrere tutto ciò che potremmo essere e iniziamo ad abitare pienamente ciò che siamo.


La vocazione non è necessariamente qualcosa di straordinario. Non sempre coincide con il successo. Ma quando la incontriamo, accade qualcosa di particolare: l’energia smette di disperdersi, le decisioni diventano più semplici. La vita acquista una direzione. E ciò che prima sembrava una rinuncia diventa finalmente una scelta.


La strada perfetta forse non esiste. Esiste invece quel momento in cui smettiamo di guardare tutte le vie che si aprono davanti a noi e iniziamo a percorrerne una con il cuore intero.


Perché non è la quantità delle strade percorse a dare significato alla vita. È la presenza con cui camminiamo su quella che abbiamo scelto.


Questo è ciò che la natura continua a insegnarmi ogni giorno: non cercare risposte definitive, o trovare formule magiche. Ma  osservare e ascoltare per conoscermi un po’ meglio.


E mentre osservo gli steli del forasacco oscillare tra il cielo e la terra, non posso fare a meno di chiedermi quante volte anch’io mi sia sentita così. Quante volte abbia desiderato tutto. Quante volte abbia avuto paura di scegliere. Quante volte abbia cercato fuori ciò che forse stava già aspettando dentro di me.

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